Catania: “Le casse sono vuote senza fondi pace sociale a rischio”

Catania: “Le casse sono vuote senza fondi pace sociale a rischio”

Fonte: La Sicilia, 7 ottobre 2018

Vicesindaco Bonaccorsi, il rischio dissesto è sempre presente. Com’è la situazione in città?
«Lo scenario è allarmante e preoccupante. Lo ha detto più volte il sindaco Pogliese. Senza un contributo sostanzioso dello Stato, l’Ente non riuscirà a rimettersi in piedi. E’ inutile creare aspettative che non ci sono. Questa è la realtà denunciata più volte. E’ stata detta anche al ministero dove è stata quantificata la richiesta. Senza quel contributo straordinario non ci sarà possibilità di rimettere in equilibrio il Comune e questo deve essere chiaro».

Quale il nodo difficile da sciogliere?
«La liquidità. Il Comune ha le casse vuote, non c’è un centesimo. Per capire meglio, quando ci siamo insediati l’ente aveva una scopertura disponibile di 188 milioni, ma ne erano stati anticipati 184. Ci siamo ritrovati con 4 milioni. Ma da lì a breve sarebbero scaduti gli stipendi dei comunali che equivalgono a 8 milioni al mese. Ecco l’allarme. Poi, per fortuna, sono state incassate le risorse dell’Imu (a giugno), ma più di metà della somma è andata via per pagare le rate dei mutui in scadenza. Ecco qual è la situazione. Viviamo alla giornata con le poche risorse che si incassano. E con un criterio che ci siamo dati, prediligiamo il pagamento degli stipendi, dei servizi essenziali, le coop e i debiti più vecchi».

Ma non è possibile andare oltre i 188 milioni di scopertura?
«No, per legge non si può andare. Aggiungo, per correttezza di informazione, che poco prima che ci insediassimo l’Ente aveva incassato il 70% della quota del Fondo di solidarietà che vale 70 milioni di euro. Insomma, a maggio sono arrivati quasi 50 milioni, tutti spesi in quel periodo, ma la competenza di quei soldi, per buona parte, era di chi veniva dopo. Certo i fondi sono stati utilizzati nella legittimità per fare pagamenti, ma oggi la situazione è questa».

E allora?
«Deve ancora arrivare il saldo di questa somma, circa 20 milioni. Ma prima deve essere approvato il consuntivo. Ma avendo adottato le misure correttive e dovendo rifare l’accertamento dei residui prima di un mese non sarà approvato».

Con 20 milioni dove potete andare?
«Da nessuna parte. Perché gli stipendi valgono 8 milioni mensili. Poi c’è il milione e mezzo per l’Amt, una cifra equivalente per la Multiservizi, 5 mln per il servizio Nu, 1,5 mln delle coop…. Queste le spese prioritarie».

Lei e il sindaco avete sostenuto al ministero che per salvare la città occorre un contributo di 350-400 milioni, magari in tre anni.
«Sono necessari per rimettere le case in equilibrio. La richiesta di distribuire il contributo in tre anni, ponendo magari degli step sul raggiungimento degli obiettivi, è interessante. Insomma abbiamo detto: dateci queste somme, ma poneteci degli obiettivi di risanamento e dateci le altre tranche solo se li rispettiamo. Ma abbiamo aggiunto che lo Stato deve tenere a mente che purtroppo molti dei cittadini del Sud che non pagano è perché non possono pagare…».

Assessore sia chiaro…. Senza fondi cosa accadrà? E chi rischia di più?
«Senza il contributo possiamo durare ancora pochi mesi. Poi sarà a rischio la pace sociale. Siamo preoccupati perché ci sarebbe uno stato di emergenza collettiva, perché ognuna di queste attività dell’ente subirebbe serie conseguenze. E il mancato trasferimento dei fondi metterebbe a rischio le partecipate e le cooperative. C’è poi da considerare che le Partecipate sono enti di diritto privato e i crediti li hanno inscritti in Bilancio. Il rischio di insolvenza costringerebbe queste società a una svalutazione del loro patrimonio. Ripeto questa città vivrebbe una gravissima emergenza sociale che è stata illustrata al governo».

Abbiamo capito, ma ancora da Roma nessuna risposta…. Non hanno contezza di quello che potrebbe accadere?
«Guardi, abbiamo trovato massima attenzione, sensibilità e conoscenza del problema Sud da parte del sottosegretario Candiani. La speranza è che una soluzione venga trovata. Hanno detto che stanno preparando un emendamento con all’interno risorse, per ogni ente a rischio, da presentare in Finanziaria. Speriamo».

Non c’è dubbio che però il Comune non può chiedere sempre risorse e non fare nulla, ad esempio, per incassare di più….
«La questione riscossione va rivista a fondo. Abbiamo spedito 22 mila avvisi per l’Imu evasa. E poi partiremo con la Tari. Ma non pensiamo di incassare numeri tali che possano rimettere in sesto i conti. Noi faremo la nostra parte, ma il meccanismo della riscossione va rivisto a livello legislativo».

Senta, lei ha fatto il vicesindaco con Stancanelli. Poi c’è stata la parentesi Bianco e adesso è nuovamente in Comune. Ma qual è, secondo la sua esperienza, il problema di questa città: l’inesperienza degli amministratori o lo sperpero di denaro?
«Il problema va diviso in due parti. Nel bilancio di previsione si fa attività programmatoria e impegni di spesa e entrate. Ma poi spessissimo le entrate che hai previsto non le riscuoti. A queste vanno aggiunti i debiti fuori bilancio. Non credo affatto, però, che negli ultimi anni sia stato fatto sperpero di denaro pubblico. E non ritengo che ci sia stata una politica dissennata. Non voglio certo difendere nessuno, né accusare nessuno ingiustamente. Il problema è che siamo di fronte a un sistema che non regge più, che ha trasferito agli enti locali tutte le responsabilità riducendo, giorno dopo giorno, l’ammontare dei trasferimenti e dando agli enti, come leva, l’ammontare della riscossione che il più delle volte si tramuta in mancate entrate. E così il divario si è allargato. La colpa è del federalismo fiscale che comporta il dissesto di un Comune ogni 10 giorni. Questa è la verità. Le colpe vanno cercate lì».

Non può, però, smentire che nel mondo delle Partecipate ci sia stata una politica incline al risparmio…. Di chi è la colpa?
«Su queste società va fatto un discorso a parte. Serve un piano di revisione complessiva. Il problema vero è evitare che queste continuino a vivere come in una sorta di extraterritorialità. Tutte queste società devono cominciare ad essere un tutt’uno. Hanno bisogno di un sistema di coordinamento tra di loro, un ufficio legale unico…. Il mondo a parte deve finire. E la revisione deve riguardare tutte le società. Un solo esempio. In questi giorni ho scoperto che una società come InvestiACatania, che era stata posta in liquidazione nel 2012, è ancora in vita e genera perdite».

E come mai? Ma qualcuno non ne dovrà rispondere?
«Vedremo. Stiamo valutando con l’ufficio legale cosa fare. Ma davvero ci sono diverse anomalie».

Quindi lei non se la sente di dire se ci sono stati in passato amministratori, chiamiamoli così, non all’altezza dell’incarico? Eppure tra lei, Stancanelli e il sindaco Bianco sono volate parole grosse sulle responsabilità di questo scempio….
«Non intendo entrare in questo gioco. Io non ho fatto alcuna comparazione. Ho soltanto fatto una attività ricognitiva. I dati sono quelli esposti. Ma i numeri si assommano perché passano gli anni. Questa è la realtà e io non ho mai addossato responsabilità ad altri perché sono convinto che governare una città come questa è effettivamente molto difficile».

Voi comunque avete presentato ricorso avverso alle delibere di dissesto della Corte dei conti. Ci sono novità?
«L’udienza si terrà il 9 novembre alle sezioni riunite della Corte dei conti a Roma. Vedremo se verrà accolta la nostra richiesta. Ma ripeto. Anche se dovessimo vincere si tratterà solo di mettere un altro tassello nel puzzle. Ma la tesserina più grande sono i soldi. Senza questi non andremo da nessuna parte».

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