Catania: “Le casse sono vuote senza fondi pace sociale a rischio”

Fonte: La Sicilia, 7 ottobre 2018

Vicesindaco Bonaccorsi, il rischio dissesto è sempre presente. Com’è la situazione in città?
«Lo scenario è allarmante e preoccupante. Lo ha detto più volte il sindaco Pogliese. Senza un contributo sostanzioso dello Stato, l’Ente non riuscirà a rimettersi in piedi. E’ inutile creare aspettative che non ci sono. Questa è la realtà denunciata più volte. E’ stata detta anche al ministero dove è stata quantificata la richiesta. Senza quel contributo straordinario non ci sarà possibilità di rimettere in equilibrio il Comune e questo deve essere chiaro».

Quale il nodo difficile da sciogliere?
«La liquidità. Il Comune ha le casse vuote, non c’è un centesimo. Per capire meglio, quando ci siamo insediati l’ente aveva una scopertura disponibile di 188 milioni, ma ne erano stati anticipati 184. Ci siamo ritrovati con 4 milioni. Ma da lì a breve sarebbero scaduti gli stipendi dei comunali che equivalgono a 8 milioni al mese. Ecco l’allarme. Poi, per fortuna, sono state incassate le risorse dell’Imu (a giugno), ma più di metà della somma è andata via per pagare le rate dei mutui in scadenza. Ecco qual è la situazione. Viviamo alla giornata con le poche risorse che si incassano. E con un criterio che ci siamo dati, prediligiamo il pagamento degli stipendi, dei servizi essenziali, le coop e i debiti più vecchi».

Ma non è possibile andare oltre i 188 milioni di scopertura?
«No, per legge non si può andare. Aggiungo, per correttezza di informazione, che poco prima che ci insediassimo l’Ente aveva incassato il 70% della quota del Fondo di solidarietà che vale 70 milioni di euro. Insomma, a maggio sono arrivati quasi 50 milioni, tutti spesi in quel periodo, ma la competenza di quei soldi, per buona parte, era di chi veniva dopo. Certo i fondi sono stati utilizzati nella legittimità per fare pagamenti, ma oggi la situazione è questa».

E allora?
«Deve ancora arrivare il saldo di questa somma, circa 20 milioni. Ma prima deve essere approvato il consuntivo. Ma avendo adottato le misure correttive e dovendo rifare l’accertamento dei residui prima di un mese non sarà approvato».

Con 20 milioni dove potete andare?
«Da nessuna parte. Perché gli stipendi valgono 8 milioni mensili. Poi c’è il milione e mezzo per l’Amt, una cifra equivalente per la Multiservizi, 5 mln per il servizio Nu, 1,5 mln delle coop…. Queste le spese prioritarie».

Lei e il sindaco avete sostenuto al ministero che per salvare la città occorre un contributo di 350-400 milioni, magari in tre anni.
«Sono necessari per rimettere le case in equilibrio. La richiesta di distribuire il contributo in tre anni, ponendo magari degli step sul raggiungimento degli obiettivi, è interessante. Insomma abbiamo detto: dateci queste somme, ma poneteci degli obiettivi di risanamento e dateci le altre tranche solo se li rispettiamo. Ma abbiamo aggiunto che lo Stato deve tenere a mente che purtroppo molti dei cittadini del Sud che non pagano è perché non possono pagare…».

Assessore sia chiaro…. Senza fondi cosa accadrà? E chi rischia di più?
«Senza il contributo possiamo durare ancora pochi mesi. Poi sarà a rischio la pace sociale. Siamo preoccupati perché ci sarebbe uno stato di emergenza collettiva, perché ognuna di queste attività dell’ente subirebbe serie conseguenze. E il mancato trasferimento dei fondi metterebbe a rischio le partecipate e le cooperative. C’è poi da considerare che le Partecipate sono enti di diritto privato e i crediti li hanno inscritti in Bilancio. Il rischio di insolvenza costringerebbe queste società a una svalutazione del loro patrimonio. Ripeto questa città vivrebbe una gravissima emergenza sociale che è stata illustrata al governo».

Abbiamo capito, ma ancora da Roma nessuna risposta…. Non hanno contezza di quello che potrebbe accadere?
«Guardi, abbiamo trovato massima attenzione, sensibilità e conoscenza del problema Sud da parte del sottosegretario Candiani. La speranza è che una soluzione venga trovata. Hanno detto che stanno preparando un emendamento con all’interno risorse, per ogni ente a rischio, da presentare in Finanziaria. Speriamo».

Non c’è dubbio che però il Comune non può chiedere sempre risorse e non fare nulla, ad esempio, per incassare di più….
«La questione riscossione va rivista a fondo. Abbiamo spedito 22 mila avvisi per l’Imu evasa. E poi partiremo con la Tari. Ma non pensiamo di incassare numeri tali che possano rimettere in sesto i conti. Noi faremo la nostra parte, ma il meccanismo della riscossione va rivisto a livello legislativo».

Senta, lei ha fatto il vicesindaco con Stancanelli. Poi c’è stata la parentesi Bianco e adesso è nuovamente in Comune. Ma qual è, secondo la sua esperienza, il problema di questa città: l’inesperienza degli amministratori o lo sperpero di denaro?
«Il problema va diviso in due parti. Nel bilancio di previsione si fa attività programmatoria e impegni di spesa e entrate. Ma poi spessissimo le entrate che hai previsto non le riscuoti. A queste vanno aggiunti i debiti fuori bilancio. Non credo affatto, però, che negli ultimi anni sia stato fatto sperpero di denaro pubblico. E non ritengo che ci sia stata una politica dissennata. Non voglio certo difendere nessuno, né accusare nessuno ingiustamente. Il problema è che siamo di fronte a un sistema che non regge più, che ha trasferito agli enti locali tutte le responsabilità riducendo, giorno dopo giorno, l’ammontare dei trasferimenti e dando agli enti, come leva, l’ammontare della riscossione che il più delle volte si tramuta in mancate entrate. E così il divario si è allargato. La colpa è del federalismo fiscale che comporta il dissesto di un Comune ogni 10 giorni. Questa è la verità. Le colpe vanno cercate lì».

Non può, però, smentire che nel mondo delle Partecipate ci sia stata una politica incline al risparmio…. Di chi è la colpa?
«Su queste società va fatto un discorso a parte. Serve un piano di revisione complessiva. Il problema vero è evitare che queste continuino a vivere come in una sorta di extraterritorialità. Tutte queste società devono cominciare ad essere un tutt’uno. Hanno bisogno di un sistema di coordinamento tra di loro, un ufficio legale unico…. Il mondo a parte deve finire. E la revisione deve riguardare tutte le società. Un solo esempio. In questi giorni ho scoperto che una società come InvestiACatania, che era stata posta in liquidazione nel 2012, è ancora in vita e genera perdite».

E come mai? Ma qualcuno non ne dovrà rispondere?
«Vedremo. Stiamo valutando con l’ufficio legale cosa fare. Ma davvero ci sono diverse anomalie».

Quindi lei non se la sente di dire se ci sono stati in passato amministratori, chiamiamoli così, non all’altezza dell’incarico? Eppure tra lei, Stancanelli e il sindaco Bianco sono volate parole grosse sulle responsabilità di questo scempio….
«Non intendo entrare in questo gioco. Io non ho fatto alcuna comparazione. Ho soltanto fatto una attività ricognitiva. I dati sono quelli esposti. Ma i numeri si assommano perché passano gli anni. Questa è la realtà e io non ho mai addossato responsabilità ad altri perché sono convinto che governare una città come questa è effettivamente molto difficile».

Voi comunque avete presentato ricorso avverso alle delibere di dissesto della Corte dei conti. Ci sono novità?
«L’udienza si terrà il 9 novembre alle sezioni riunite della Corte dei conti a Roma. Vedremo se verrà accolta la nostra richiesta. Ma ripeto. Anche se dovessimo vincere si tratterà solo di mettere un altro tassello nel puzzle. Ma la tesserina più grande sono i soldi. Senza questi non andremo da nessuna parte».

Comunali ’18 Comune di Catania, Bonaccorsi al «tavolo dei saggi» di Pogliese

Fonte: MeridioNews, 26 marzo 2018

Comunali ’18, Pogliese lancia il «tavolo dei saggi»
«Non sono tuttologo, alla città serve competenza»

Il candidato sindaco di Forza Italia riunisce intorno a sé una trentina di esperti e professionisti da ogni settore per farsi accompagnare nella stesura del programma di governo. Pescando soprattutto nel mondo che già gravitava intorno all’amministrazione dell’ex sindaco Raffaele Stancanelli.

Per riscrivere il futuro di Catania occorre anche non dimenticarsi del passato. Non nasconde di esserne convinto Salvo Pogliese, il candidato sindaco che sta riaggregando intorno a sé il centrodestra cittadino. Che pesca a piene mani nell’alveo dell’esperienza amministrativa di Raffaele Stancanelli per farsi ispirare nella stesura del suo programma di governo. L’ex primo cittadino, fresco d’insediamento al Senato, si accomoda fra il pubblico dell’iniziativa, e nemmeno in prima fila. Va recuperato il meglio di quell’esperienza «bruscamente interrotta»: questo l’orientamento di fondo dei movimenti pogliesiani delle ultime settimane, aggiornandolo con la carica, «l’energia», che possono assicurare i quarantenni. Guidando dunque una rivalsa che è anche generazionale l’eurodeputato, sull’onda della candidatura che è «scelta d’amore», vuole sbarcare a Palazzo degli elefanti.

Nel tavolo di una trentina di saggi radunati dal forzista, così, ci sono vari nomi di punta, dalla prima linea e da dietro le quinte, di quel centrodestra che, nel 2013, si arrese al ritorno della primavera di Enzo Bianco. Proprio in contemporanea il sindaco si trova in metropolitana, impegnato a ufficializzare la sua ricandidatura. A tale gruppo di tecnici ed esperti si affida il compito di delineare priorità e programmi per la Catania che verrà. «Un politico non può essere tuttologo – ricorda Pogliese, ex uomo di Alleanza Nazionale – ma deve avere l’umiltà di sapersi confrontare con chi ha le giusta competenze». Un indizio sullo stile che Salvo Pogliese immagina di imprimere al suo modo di amministrare una volta ottenuta la carica di primo cittadino. 

Ne rafforza l’intento Paolo La Greca, cui il candidato ha assegnato il coordinamento del tavolo tecnico presentato oggi alla stampa: «Il senso del tavolo è chiaro per chi si occupa di politiche pubbliche – precisa l’ordinario di Urbanistica, già al fianco di Stancanelli nella redazione del Piano regolatore della città poi mai approvato dal Consiglio comunale – per guidare una città servono competenze che non devono esaurirsi in un cenacolo chiuso, ma animare un forum aperto e informato».

Intorno a Pogliese siedono così cinque ex assessori dell’ultima giunta catanese di centrodestra. Poche le donne, tanti docenti, medici, professionisti a vario titolo da diversi settori fino alle categorie produttive. C’è anche il costituzionalista Agatino Cariola, che qualcuno voleva candidare a sindaco quando ancora il forzista era indeciso.

Dopo La Greca e l’event manager Barbara Mirabella, prende la parola l’ex vicesindaco di Stancanelli, poi sindaco di Giarre, Roberto Bonaccorsi. Il tecnico, chiamato in giunta nel 2010 per scongiurare il dissesto finanziario del Comune, detta a Pogliese la priorità in campo finanziario: «Sui conti dell’ente, prima di tutto, occorrerà dire al verità ai cittadini». Degli altri ex assessori ci sono anche Sergio Parisi, Santi Cascone, Franz Cannizzo e la stilista Marella Ferrera, già delegata alla Cultura da Stancanelli. 

Dalla sanità arrivano i dirigenti Sergio Pintaudi, Salvatore Felis, Marco Palumbo, Giovanni Ciampi, quest’ultimo ex assessore con Scapagnini e con Giuseppe Castiglione alla provincia. Era esperto di Stancanelli per la mobilità Giacomo Guglielmo, con cui Pogliese vuole affrontare la matassa del tondo Gioeni. Il mondo delle università viene rappresentato da docenti come Matteo Ignaccolo, Nello Imposa, Enrico Nicosia, Rosario Lanzafame, Orazio Licciardello. C’è posto al tavolo anche per l’ex presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Stefano Gresta e altri tecnici come Paolo Battiato, Danilo Di Giacomo, Maurizio Ferro, Francesco Paternò, Luigi Lauriola.Imprenditoria e settori produttivi vengono invece rappresentati da Giovanni Selvaggi, presidente di Confagricoltura Catania, Dario Pistorio, vicepresidente Confcommercio Catania, Riccardo Tomasello, manager del terzo settore, e Livia Magnano di San Lio, volto dell’associazione Zic per i rilancio della Zona industriale di Catania. Chiudono l’elenco dei saggi Ivan Maravigna, avvocato portavoce del comitato La vergogna di corso Sicilia, e Raffaele Zanoli, ex provveditore agli Studi di Catania.

Francesco Vasta

Giarre, ex sindaco Roberto Bonaccorsi torna a parlare

(Giarre, 5/6/2017) «Era necessario essere qui per ripristinare la verità su quanto accaduto a Giarre dal 2013 ad oggi». Ho motivato così davanti al folto pubblico arrivato al Teatro Rex, nel fine settimana, la decisione di tornare ad incontrare la «sua» città. Roberto Bonaccorsi, ex sindaco dimessosi a marzo 2016, ha parlato a cuore aperto dopo lunghi mesi di silenzio. «Non l’avrei fatto, ma l’attuale amministrazione – guidata da Angelo D’Anna – giustifica la propria insipienza facendo riferimento al passato, quando invece avrebbero solo bisogno di farsi aiutare, nella gestione dell’ente e soprattutto a comprendere i numeri di bilancio che, a giudicare dalle dichiarazioni, non hanno proprio capito».

CARTE DALLE PROCURA CORTE DEI CONTI, LANCIATASFIDA SU TRASPARENZA. «I paladini della trasparenza tanto sbandierata dall’amministrazione D’Anna hanno una cosa da fare: rendere pubblica la corrispondenza che da qualche mese intercorre tra Comune di Giarre e Procura della Corte dei Conti, di cui ho avuto notizia qualche giorno fa incidentalmente a Palermo». Così Roberto Bonaccorsi replicando alle polemiche sollevate dalla maggioranza sulla sua indennità di fine mandato, «attacchi che mi hanno vilipeso e diffamato. Non si può essere paladini a fasi alterne, sono certo quindi che le carte di questa corrispondenza verranno consegnate già domani ai giornalisti».

STRATEGIA DEL DISCREDITO. Bonaccorsi ha ripercorso le tappe clou della sua sindacatura. Dal 2013 fino alle dimissioni, il risanamento finanziario condotto a tappe forzate, il taglio di spese pazze e sperperi hanno trovato l’ostacolo della «strategia del discredito organizzata dalle opposizioni». L’ex primo cittadino ricapitola il tutto: campagne stampa fuorvianti, campagne acquisti di consiglieri comunali «degne dei magnati cinesi» – che avevano portato alla nascita di Articolo 4 a Giarre – e l’invenzione di un presunto buco da 11 milioni di euro alla base delle mozioni di sfiducia poi fallite.

VERITÀ SUI CONTI, 11 MILIONI DI AVANZO DI GESTIONE. «Dico che adesso non hanno capito nulla dei numeri perché basterebbe leggere gli atti che l’attuale amministrazione ha approvato – dal Piano di riequilibrio di settembre 2016 al Consuntivo 2015 – per capire il reale stato dei conti dell’ente», chiosa Bonaccorsi, ricordando poi nel dettaglio i numeri: al 31 dicembre 2015 il Comune poteva contare su un avanzo di competenza di 7 milioni 776 mila euro e su un avanzo di gestione di 11 milioni 539 mila euro (slide scaricabile a fine comunicato).

Numeri su cui adesso il Consiglio comunale dovrà votare per approvare il Consuntivo. «O sono falsi i numeri del buco fantasma da 11 milioni cui hanno creduto – e sono falsi – o è falso il rendiconto 2015 che la Giunta D’Anna ha approvato con 11 milioni di avanzo, delle due l’una – attacca l’ex primo cittadino –  Chieda scusa alla città per l’oltraggio delle falsità sui conti oppure non votino il consuntivo e vadano a casa per manifesta incompetenza».

GIARRE PARCHEGGI DEBITORE MILIONARIO. «La Giunta D’Anna ha avuto piena cognizione della situazione, ma non ha ancora dato corso all’incasso di circa un milione e 200 mila euro che la società Giarre parcheggi deve al Comune in seguito ad una sentenza – ha spiegato Bonaccorsi – si sfiora il danno erariale».

PERCHÉ È ACCADUTO TUTTO QUESTO ALLA CITTÀ. «Da sindaco non ero un buon esempio per la politica – ha ironizzato infine Roberto Bonaccorsi – non chiedevo rimborsi, mi spostavo con la mia auto, non spendevo migliaia di euro in consulenze ed avvocati, non facevo il giullare con la fascia da sindaco in giro per la città, mi occupavo del risanamento economico ed urbano di Giarre senza guardare in faccia a nessuno, pensando solo alla lealtà nei confronti della mia città e di chi è stato al mio fianco dal 2013 ad oggi».

«D’Anna renda pubblico il nuovo carteggio con la Corte dei Conti»

Fonte: La Sicilia, pagina 19, 5 giugno 2017

Ha interrotto il silenzio che si era imposto dopo le sue dimissioni da sindaco, a distanza di oltre un anno, stanco di essere al centro dell’attenzione dell’amministrazione D’Anna che continua ad accusarlo di avere lasciato un Comune sull’orlo del baratro ereditando decine di atti con numeri indecifrabili. Roberto Bonaccorsi è ripartito dal teatro Rex dove tutto, nel 2013, era cominciato e ha scelto di fare chiarezza parlando a cuore aperto alla città. Di Nuovo, alla sua maniera.

Sul palco da solo supportato da slide illustrative Bonaccorsi è stato impietoso nei confronti dell’attuale amministrazione che, “per giustificare la proprie incapacità e la difficile situazione di cassa del Comune, cerca l’alibi delle presunte “responsabilità pregresse” facendo circolare notizie e cifre fantasiose. Bonaccorsi ha snocciolato i numeri del Consuntivo 2015 (con un avanzo gestionale di oltre 11 milioni di euro), sulla cui approvazione, l’amministrazione D’Anna da mesi si è impantanata, tra innumerevoli correttivi e reiterate diffide del commissario ad acta. “A questo punto sfido i consiglieri di maggioranza a non votarlo o auto sfiduciarsi.”

Bonaccorsi non si è poi sottratto nell’esprimere alcune considerazioni in riferimento alla riformulazione del piano di riequilibrio effettuata nel settembre 2016 dall’attuale Amministrazione: “mi chiedo cosa realmente abbiano capito di quell’atto che hanno approvato in Giunta. Sono talmente ignoranti che non capiscono la loro ignoranza: si facessero aiutare”. Bonaccorsi si è poi soffermato su alcune scelte attuate dall’amministrazione D’Anna, paventando il danno erariale in riferimento al contenzioso con la Giarre parcheggi vinto dal Comune, ottenendo con una sentenza il riconoscimento di un credito di 1milione e 200 mila euro: “la somma annotata nel piano di riequilibrio non è stata mai richiesta alla società che gestisce in città le strisce blu, nonostante le criticità di cassa. Lo spieghino alla città”. E poi l’affondo dell’ex primo cittadino Bonaccorsi sulla questione dell’affidamento dello stadio: “sono passati da protagonisti del bene comune a protagonisti del bene privato. E’ cambiata la strategia”.

E infine alcune sfide aperte. Bonaccorsi ha chiesto al sindaco D’Anna di rendere pubblico quel nuovo carteggio tra il Comune e la Procura della Corte dei conti manifestando nel contempo la disponibilità ad un faccia a faccia pubblico: “Scelga lui stesso, giorno e luogo”.

Mario Previtera

Referendum, le ragioni del No: «Riforma è impostura»

Fonte: BlogSicilia.it, 30/7/2016

“Scendiamo in campo convintamente per il NO al referendum costituzionale, una riforma che riduce gli spazi della democrazia, che introduce un monocameralismo imperfetto che rischia di creare ancora maggiore confusione e lentezza nel procedimento legislativo, ma soprattutto una riforma che non taglia alcun costo della politica: siamo di fronte a una impostura, una messa in scena contro la quale si sono espressi migliaia di giuristi”. Così Nello Musumeci, presidente della Commissione Antimafia dell’Ars e leader della opposizione, intervenendo in una gremitissima sala, a Nicolosi, in occasione dell’incontro organizzato dal movimento civico #DiventeràBellissima.

«Il nostro NO – ha proseguito il parlamentare regionale – vuole essere anche una scelta politica chiara: ha sbagliato Renzi a personalizzare il referendum e sbaglia la ministra Boschi quando arriva a dire che la vittoria del SI consentirà di combattere meglio il terrorismo. Noi siamo convinti che la riforma debba arrivare da un’Assemblea costituente, votata con sistema proporzionale dai cittadini, e con il compito di concepire un riassetto armonico delle istituzioni statali e locali».

#DiventeràBellissima ha costituito un comitato per il NO e, da settembre, prevede di dare vita a un calendario di eventi propedeutico alla costituzione di centinaia di comitati su tutto il territorio siciliano.

«Abbiamo pensato a una grande mobilitazione – ha sottolineato Raffaele Stancanelli, nel corso del suo intervento – e per questo nel nostro comitato non ci sono solo esperti di diritto: c’è il mondo del lavoro, ci sono i giovani, ci sono esponenti delle categorie e, soprattutto, molti sindaci ai quali, siamo certi, se ne aggiungeranno tanti altri ancora».

Nel corso della mattinata sono stati numerosi gli interventi dalla tribuna.

Salvo Fleres, che è stato impegnato legislatore a Palermo e a Roma, ha evidenziato la necessità di «non disperdere i valori della nostra democrazia, che non può essere intesa solo come un costo»; Roberto Commercio ha invitato il comitato a «spiegare ai cittadini il merito di una riforma sbagliata, che se fosse stata proposta dal centrodestra sarebbe stata valutata in modo molto diverso da tanti che oggi la difendono»; Roberto Bonaccorsi e Filippo Misuraca hanno invitato a un «impegno concreto per motivare tutta la società siciliana a partecipare ad un voto che ha valore politico importantissimo»(Continua a leggere su BlogSicilia.it)

Bonaccorsi: «Il nuovo sindaco abbia la capacità di restare indipendente»

Fonte: La Sicilia, 3 giugno 2016

Cosa si sente di consigliare a chi si sederà sulla poltrona di sindaco?

Roberto Bonaccorsi, primo cittadino di Giarre sino a due mesi fa, tira un lungo respiro e poi risponde di getto: «Gli consiglierei di avere la capacità di essere indipendente nelle scelte»

Per sei anni, prima come vicesindaco a Catania e poi a Giarre lei è stato impegnato in politica. Capitolo chiuso?

«Sì ho chiuso. Quando mi dimisi ero dibattuto se ricandidarmi e ho avuto mille richieste per tornare in campo anche dal ministro Alfano, ma alla fine la dignità per me ha un valore importante»

È deluso dall’esperienza di amministratore?

«Deluso per una certa politica, ma soddisfatto perché i cittadini hanno compreso i motivi del mio gesto. Credo che l’approccio troppo professionale alla politica mi abbia creato troppi problemi. Comunque per qualcuno nutro disprezzo, perché ha considerato il Comune il proprio bancomat, un luogo dove fare i propri interessi. E aggiungo che quando ho avuto percezione che il Comune venisse utilizzato per i propri interessi privati non ho avuto problemi a prendere queste carte e portarle in Procura. Ho avuto anche un colloquio con l’ex procuratore capo Salvi al quale prospettai la possibilità che mi sarei dimesso e lui mi rispose: «Raramente ci è capitato che un sindaco si dimettesse…»

Lei ha sempre detto di essersi dimesso per non cedere ai ricatti di una certa politica…

«Ho deciso di lasciare quando mi sono reso contro che non sarei riuscito a battere questa politica. E alla fine, giorno dopo giorno, ho perso consiglieri e mi sono ritrovato isolato. La certezza l’ho avuta quando abbiamo dovuto faticare due mesi per approvare una presa d’atto per la centrale unica di committenza che rischiava di farci perdere il bando per l’asilo nido. Ho capito che andare avanti sarebbe stato improduttivo per la città e mi sono dimesso. Quello che oggi mi soddisfa è che la gente ha capito. Qualcuno, però, mi voleva far pagare lealtà e coerenza nella mia amministrazione, ma sono valori ai quali credo sin da ragazzino. Potevo mantenere la poltrona e sono convinto che nessuno mi avrebbe sfiduciato. Ma che senso avrebbe avuto amministrare così, tra mille pastoie?».

Lei attribuisce l’inizio dei suoi contrasti a uno specifico episodio?

«Credo che i miei guai siano cominciato quando ho fatto un emendamento al Prg, chiamato “Salvo volumetrico” per evitare nuove costruzioni. Negli ultimi 20 anni c’è stato un aumento di volumetria senza giustificazioni visto che la città non è cresciuta sotto il profilo demografico. Inoltre il mio intento era volto al recupero delle periferie a alla salvaguarda del costone verso l’Etna che è la parte più bella del nostro territorio. Ecco secondo me i miei problemi sono cominciati con quell’atto».

Quindi in definitiva non le resterà nulla di questa esperienza politica?

«Negli ultimi tre anni da amministratore ho perso 10 chili. Penso di essere stato l’unico politico che con la politica è dimagrito…».

G.BON

Bonaccorsi e Stancanelli alla stampa: «Bianco scarica colpe sugli altri, il nostro Piano di riequilibrio ha fatto scuola»

Dopo tre anni di silenzio, mercoledì 1 giugno 2016 l’ex sindaco di Catania Raffaele Stancanelli e l’ex vicesindaco ed assessore al Bilancio Roberto Bonaccorsi hanno tenuto una conferenza stampa a Palazzo degli Elefanti sulla situazione contabile dell’ente. Scelta che ha fatto seguito alle polemiche sull’attuazione del Piano di riequilibrio finanziario pluriennale del Comune ed alla conferenza stampa di qualche giorno prima dell’attuale sindaco Enzo Bianco, nel corso della quale l’operato della Giunta Stancanelli era stato pesantemente criticato.

Video tratto da Facebook (dal min. 24.30 l’intervento di Roberto Bonaccorsi)

Riepilogo diretta tweet conferenza stampa dall’account @RobertoBonac:


 

Rassegna stampa web 1 giugno 2016

 

Le dimissioni di Bonaccorsi, tutti gli approfondimenti

 

Martedì 22 marzo 2016 Roberto Bonaccorsi ha lasciato l’incarico di sindaco di Giarre. Tutti gli approfondimenti, le sue parole, i commenti della stampa.

 

Ho preso oggi la decisione di dimettermi da sindaco. Lo ritengo un atto di rispetto nei confronti dei cittadini, di Giarre, della volontà popolare emersa dalle ultime elezioni, volontà che non è più possibile stravolgere. Lascio con la consapevolezza di essere l’unico baluardo dell’indipendenza di questa città.

Nei prossimi giorni torneremo ad incontrarci, vi racconterò come sempre la verità.

Roberto Bonaccorsi su Facebook poco dopo le dimissioni

 

Rassegna stampa

«Non prendevo ordini da nessuno». Giarre, parla l’ex sindaco Bonaccorsi

Fonte: SudPress.it, 24/3/2016

La notizia è stata data da lui stesso attraverso un post scritto su Facebook. A distanza di alcune ore l’ormai ex primo cittadino di Giarre appare più sereno e convinto della sua scelta. “Ho preso oggi la decisione di dimettermi da sindaco- ha scritto sul social network -Lo ritengo un atto di rispetto nei confronti dei cittadini, di Giarre, della volontà popolare emersa dalle ultime elezioni, volontà che non è più possibile stravolgere. Lascio con la consapevolezza di essere l’unico baluardo dell’indipendenza di questa città. Nei prossimi giorni torneremo ad incontrarci, vi racconterò come sempre la verità.”

Dietro la decisione di lasciare la poltrona ci sarebbe la consapevolezza di non riuscire a realizzare le condizioni auspicate per andare avanti. “Le dimissioni- ha detto Bonaccorsi, contattato telefonicamente da Sud Press- sono frutto di una coerenza, quella di essere rispettoso dei cittadini e dell’espressione del voto.”

“Io ho preso atto della realtà. In questi anni il quadro politico all’interno del Consiglio comunale è cambiato a tal punto non solo di perdere la maggioranza ma addirittura da non avere più neanche il quorum per poter aprire le sedute di consiglio comunale. Questo ha portato- continua l’ex sindaco- a dei ragionamenti che inizialmente hanno visto la condivisione e l’apertura verso un dialogo che aveva come finalità una Giunta che fosse espressione di soggetti che avessero un rapporto con la società su un programma condiviso. Si è ragionato su questa ipotesi per 15 giorni ma poi all’improvviso vi è stata una tirata da parte di un gruppo di consiglieri comunali di Articolo 4, che si erano dichiarati disponibili, che hanno ritenuto che l’unica soluzione era quella di mettere insieme chi era stato votato dai cittadini e chi invece era stato bocciato.”

“Tutto questo a me personalmente è sembrato irrispettoso nei confronti dei cittadini e quindi, nel momento in cui mi sono reso conto che era impossibile trovare un punto di incontro e avendo ben presente che ero in minoranza, ho ritenuto più giusto far ritornare al voto, dato che non dovevo necessariamente occupare la poltrona.”

Qualche ora dopo le dimissioni a commentare è stato il deputato regionale Luca Sammartino. “La scelta di Roberto Bonaccorsi di dimettersi da primo cittadino di Giarre- ha affermato- è la naturale conseguenza di un percorso che il sindaco ha voluto fare sempre da solo senza trovare soluzione alcuna ai problemi della città. Da esponenti dell’opposizione quali siamo e siamo sempre stati- ha proseguito- non possiamo che accogliere questa notizia come il primo passo di un percorso nuovo che permetterà di dare nuovamente voce a Giarre e ai suoi cittadini”

In merito a ciò Bonaccorsi ha a noi dichiarato che la chiave di lettura di tutto quello che è successo è proprio nella risposta del deputato. “Sammartino- ci ha detto- ha risposto da Catania e cosa mi ha rimproverato? Di decidere tutto da solo. La verità sta proprio lì. Io non prendevo ordini da nessuno, non avevo bisogno di nessun pro console e di nessuno che dalla provincia catanese mi dettasse l’agenda quotidiana; questo lo rivendico e mi auguro possa diventare il tratto distintivo dei candidati sindaci della prossima elezione. Non è più possibile che Giarre venga considerata una bandierina da piazzare nel Risiko del potere provinciale. Sammartino ha fatto il suo ruolo ma non si può ancora pensare che da Catania si possa determinare la volontà dell’azione amministrativa di Giarre“.

Grazia Milazzo

Bonaccorsi spiega le dimissioni «Ricandidarmi? Non so, ne riparliamo tra 20 giorni»

Fonte: Meridionews, 23/3/2016

Dopo neanche tre anni di sindacatura, Roberto Bonaccorsi si è dimesso dalla carica di primo cittadino di Giarre. Impossibile trovare la quadra per formare una nuova giunta dopo l’azzeramento di quella precedente. In un consiglio comunale dove quella che era stata l’opposizione – nel dettaglio il gruppoArticolo 4-Pd – era pronta a diventare maggioranza.

Sindaco, circa un anno fa diversi consiglieri comunali (anche della sua maggioranza) sono confluiti in Articolo 4. Cosa è successo da quel momento?
«Sono totalmente cambiati gli equilibri, oggi non avevamo più neanche il quorum per aprire la seduta del consiglio comunale. Eravamo rimasti in sette. Giorno dopo giorno il clima si è troppo incattivito, c’è stata un’esasperazione dei rapporti, bisognava prenderne atto».

Che percorso ha tentato di seguire dopo l’azzeramento della giunta?
«Una parte dell’opposizione aveva dato un contributo determinante all’approvazione del bilancio consuntivo. Ho visto uno spiraglio per trovare un accordo su un programma di fine consiliatura, obiettivi da realizzare nel breve. Ma ho preteso che i nuovi assessori fossero scelti tra soggetti inseriti nella realtà sociale ed economica della città».

Era un’idea in partenza condivisa dall’opposizione?
«Inizialmente sì, poi è naufragata e non so perché. Volevano una giunta politica, ma questa scelta, per coerenza e rispetto degli elettori, necessita un passaggio elettorale. Se stravolgi il mandato che ti hanno dato gli elettori non puoi che ritornare al popolo, la mia sarà una visione romantica della politica ma non può che essere così».

Quando parla di opposizione, intende che il confronto è stato con Luca Sammartino (leader regionale di Articolo 4)?
«Non ho mai avuto la possibilità di parlare con lui, il confronto è stato con un gruppo di consiglieri comunali che si era reso partecipe di questa iniziativa. Con Sammartino ho provato più volte un confronto di merito, ma non c’è stata opportunità e non per mancanza mia».

Lei ha detto di essere rimasto «l’unico baluardo dell’indipendenza di Giarre». A chi si riferisce?
«Giarre nel recente passato è stata considerata colonia rispetto a una distribuzione di potere provinciale, un’appendice dove mettere la bandierina e nel frattempo le scelte venivano fatte a Catania. Io non ho mai chiamato da nessuna parte prima di decidere se una cosa potesse essere utile alla città. Qualcun altro invece ha idea che si debba continuare in quel modo»….(Continua a leggere su Meridionews.it)